Infertilità e ricorso alle Gonadotropine: in corso uno studio sull’appropriatezza d’uso Print

GonadotropinaLe donne affette da infertilità, che si sottopongono ad un trattamento di procreazione medicalmente assistita (PMA), assumono gonadotropine nella fase di stimolazione ovarica.

La disponibilità di diversi tipi di ormone follicolo-stimolante (FSH), ricombinante (rFSH) o urinario/estrattivo (uFSH) e la recente introduzione di FSH biosimilare, alimentano la complessità delle scelte di trattamento nonostante prove suggeriscano profili simili di efficacia e sicurezza tra le diverse formulazioni.

Nell’ambito dei progetti di Farmacovigilanza finanziati dall’Agenzia Italiana del Farmaco la Regione Lazio, tramite il nostro dipartimento, condurrà uno studio specifico su questo tema. In particolare, il DEP realizzerà una valutazione del profilo rischio-beneficio dell’utilizzo di diverse formulazioni di gonadotropine in donne in età fertile, avvalendosi della collaborazione di un clinico, il dott. Andrea Ciardulli (Unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, Ospedale Cristo Re, Roma) e di una struttura specializzata in PMA, ovvero il Presidio Ospedaliero san Filippo Neri.

Il progetto si pone l’obiettivo di individuare i pattern prescrittivi dei cicli terapeutici, studiandone i determinanti socio-demografici e di offerta territoriale, oltre ad indagare l’effetto dei cicli terapeutici sugli esiti materno-infantili. Il ruolo dei farmaci biosimilari, di sempre maggior interesse negli studi farmaco-epidemiologici, sarà specificatamente esplorato.

Al termine del progetto i risultati del lavoro svolto saranno resi pubblici e consultabili.