Differenziali di salute e accesso ai servizi di cura tra immigrati e italiani residenti Print

Salute immigrati bannerIl DEP ha partecipato al progetto di ricerca multicentrico, finanziato dall’Istituto Nazionale Migrazione e Povertà (INMP), nato con l’obiettivo di studiare i differenziali di accesso ai servizi di cura e di salute tra gli immigrati e gli italiani residenti, attraverso la rete degli Studi Longitudinali Metropolitani (SLM).

Considerata l’elevata numerosità della popolazione immigrata residente in Italia, si è reso necessario analizzarne la salute e l’accesso alle cure. Il progetto si è concentrato su sei diverse città (Torino, Venezia, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Roma) in cui sono state comparate mortalità e ospedalizzazione di residenti immigrati rispetto a residenti italiani.

I risultati di questo studio evidenziano che il tasso di mortalità degli immigrati è inferiore a quello degli italiani (-17% tra i maschi e -30% tra le femmine); tuttavia il rischio di mortalità neonatale e post-neonatale negli immigrati è circa 1,5 volte il rischio osservabile negli italiani, mentre quello nella fascia di età 1-4 anni è circa 1,2 volte. Per quanto riguarda l’ospedalizzazione, tra i maschi si osserva un minore tasso di ospedalizzazione degli immigrati rispetto agli italiani (da -16% a -60%), con ricoveri più frequenti per traumatismi e avvelenamenti; diversamente, tra le femmine si osserva un maggiore  tasso di ospedalizzazione in tutte le città eccetto Roma (tra -43% e + 44%), prevalentemente per ricoveri legati a gravidanza e parto. La popolazione immigrata adulta presenta tassi di ospedalizzazione evitabile più elevati rispetto agli italiani in tutte le città eccetto Roma (da -19% a +64%).

I risultati del progetto sono disponibili sul supplemento monografico della rivista Epidemiologia & Prevenzione al link:
 http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2019-43-5-6-suppl-1